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CuriositÓ

Il mistero della pietra azzurra Ŕ in DVD. Ecco alcune ragioni per collezionarlo

Perché si dovrebbe acquistare la serie “Fushigi no umi no Nadia” (Nadia nel mare delle meraviglie), e cioè “Il mistero della Pietra Azzurra”, datata 1989 e disponibile in dvd? Perché anche se siete superappassionati e conoscete già la storia, questa volta avrete il piacere di gustarvela su supporto digitale con un doppiaggio tutto nuovo (vedi anche: Elettra e Nemo), con i nomi originali dei personaggi invece di quelli italiani (Grandis, al posto di Rebecca e Gargoyle al posto di Argo), con una nuova traduzione dei dialoghi più fedele al testo originale, e soprattutto in un’edizione totalmente integrale composta da 39 episodi.  
 
Non c’è bisogno di rievocare lo scempio fatto nel 1991 dai programmatori televisivi, quando la serie andò in onda per la prima volta su Italia 1: non solo furono rimaneggiate e accorciate la maggior parte delle puntate, ma si arrivò addirittura all’estremo gesto, ossia la soppressione ingiustificata di un intero episodio, il numero 34. Oggi invece ci troviamo davanti la stessa serie di allora ma a quindici anni di distanza i prodigi del digitale hanno operato il miracolo: riservare nuove sorprese ai fan di prima linea. Lo Studio Gainax di Hideaki Anno, che ne fu il traghettatore su piccolo schermo ma non l’ideatore, ci ha spesso abituati a una produzione francamente discontinua, passando da opere di grande pregio artistico quali “Le ali di Honneamise” (1987) e “Otaku no Video” (1992), a intermezzi controversi come “Neon Genesis Evangelion”(1995), fino a lavori meno ricercati stilisticamente (il chara design è molto semplicistico e quasi infantile, il senso generale manca di scorrevolezza) e anche un po’ deludenti, come ad esempio “Le situazioni di lui e lei”(1998). In attesa di poterne sapere di più riguardo i nuovissimi film di “Evangelion” in uscita tra il 2007 e il 2008, è possibile rivedere spesso in tv il divertente “Abenobashi – Il quartiere commerciale di magie”. Tuttavia un salto indietro ai primi anni ‘90 è caldamente raccomandato.
 
Consiglio numero uno: partire sempre dall’inizio
La serie “Il mistero della Pietra Azzurra” si ispira liberamente al romanzo “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne, e meno palesemente ad altre opere dello stesso autore come “Cinque settimane in pallone” e “L’isola misteriosa”. Partendo da queste premesse ma appoggiandosi anche a opere precedenti e interne dello stesso Studio Gainax, gli autori giapponesi confezionano per quegli anni già in crisi di idee un cartone animato affascinante, originale e denso di spunti riflessivi (come lo sarà anche “Neon Genesis Evangelion”), di riferimenti storici, filosofici, mitologici (ad esempio il mito di Icaro) e biblici, senza disdegnare le teorie di pionieri dell’archeologia spaziale, quali Peter Kolosimo, e ancora di più Zecharia Sitchin (il quale, nel suo ciclo di saggi “Le cronache terrestri” ha sostenuto che l’uomo non è altro che una specie di “animale da soma” creato da una popolazione aliena stabilitasi sulla Terra 450 mila anni fa: teoria ripresa nell’anime).
 
Come ti elettrizzo la Storia
La storia di Nadia e dei suoi compagni è molto avventurosa. Siamo nel 1889 e il mondo si trova ad affrontare dei nemici misteriosi: mostri marini che infestano mari e oceani affondando ogni nave che si pari sul loro cammino. Non se ne conosce la provenienza e le forze militari di tutto il mondo sono coalizzate per dar loro la caccia nella speranza di catturarne uno e capire finalmente a cosa ci si trovi di fronte. Ma l’impresa sembra impossibile e disperata.
Il 1889 è soprattutto l’anno dell’Esposizione Universale di Parigi, dove inventori di ogni parte del mondo accorrono per dividere le loro creazioni con un vasto pubblico, nella speranza di trovare conferme personali e sponsorizzazioni. Tra di loro c’è Jean, un brillante adolescente, con il pallino del volo che presenta, insieme allo zio anch’egli inventore, il prototipo di un velivolo in competizione con qualche altra centinaia di invenzioni analoghe.
Mentre aspetta il suo turno per sfoggiare la propria creazione, Jean vede passare in bicicletta una bellissima e affascinante ragazza, e senza pensarci due volte pianta in asso lo zio e le corre dietro. Per lui è amore a prima vista e questo lo spinge ad aiutare la giovane quando questa viene improvvisamente aggredita da un trio di nemici (Grandis, Sansone e Hanson: simbolico omaggio dell’otaku Hideaki Anno ai cattivoni delle “Time Bokan Series” tipo “Yattaman” e “Calendarman”) che le vogliono sottrarre il medaglione, la Pietra Azzurra, che porta al collo, per consegnarlo a Gargoyle e riceverne una lauta ricompensa. Da adesso in poi i due ragazzi saranno inseparabili e, nell’arco di una storia che copre circa due anni, scopriranno il significato della Pietra Azzurra (o meglio: delle Pietre Azzurre) e quali sono le vere origini di Nadia, la protagonista, che convinta di essere nativa dell’Africa, in realtà scoprirà di venire da molto, molto più lontano. Si disgeleranno addirittura i segreti sulla comparsa dell’essere umano sulla Terra, e su molti altri misteri contenuti nella Bibbia. Infatti nei 39 episodi che compongono la storia, i nostri protagonisti rimbalzeranno dall’arca di Noè (che in realtà è l’UFO che ha portato i primi alieni su questo pianeta), al sottomarino Nautilus (anch’esso una nave spaziale) in compagnia di personaggi quali il Capitano Nemo, o su isole sperdute e inaccessibili e su fantastiche astronavi, tra gli Atlantidi (alieni dotati di mortali raggi laser, in palese contrasto con quelle che, secondo gli esseri umani sono le loro grandi innovazioni, presentate all’Expo).
Durante il dipanarsi della trama i personaggi subiscono una vera e propria evoluzione psicologica molto ben delineata e credibile. A partire dai due protagonisti Jean e Nadia, che impareranno a conoscersi, a convivere e a fare affidamento l’uno sull’altra, fino a costituire la classica famiglia archetipica nel momento in cui a loro si aggiunge la piccola orfana Marie. Jean è sempre molto accomodante nei confronti di Nadia, mentre la ragazza non perde mai occasione per lamentarsi del suo comportamento, e di quello di tutti coloro che la circondano. Infatti è insopportabilmente vegetariana, contraria alla caccia e rigida su molte posizioni. Salvo poi ammettere che non sarebbe mai sopravvissuta senza l’aiuto di Jean al quale salva la vita sacrificando, per lui, quella di suo padre. Anche il monolitico Capitano Nemo, che all’inizio sembra quasi privo di sentimenti, si rivelerà molto meno burbero e insensibile.
Ci sono momenti di genuina comicità legati soprattutto alla figura di Grandis e dei suoi baldi aiutanti Sansone e Hanson. Sansone è l’uomo più forte del mondo (il suo nome non è certo casuale) anche se a guardarlo non si direbbe. Hanson, invece, è un inventore geniale almeno quanto Jean, ed è il creatore del mezzo anfibio (in italiano “Retan” o “Caterina”) con il quale i tre attraversano tutta la storia. Essi si trasformano, in corso d’opera, da nemici ad alleati preziosi nella battaglia contro Gargoyle, che vuole conquistare il mondo sfruttando il potere delle Pietre Azzurre, venendo in soccorso non solo dei ragazzi, ma anche dello stesso Nautilus e del suo capitano, in difficoltà durante lo scontro finale contro l’astronave nemica Red Noah.  
Grandis si innamora a prima vista del Capitano Nemo, ma non viene ricambiata, anche perché (e questo si scopre solo alla fine) lui ha intrecciato una relazione segreta con il suo ufficiale di bordo, Elettra. L’intuito femminile di Grandis però percepisce qualcosa che la porta a vere e proprie esilaranti scenate di gelosia e a maldestri tentativi di far colpo su un uomo per nulla interessato.
 
Oltre il finale
Altro non aggiungiamo per non guastare il piacere della scoperta a chi si accosta per la prima volta a quest’opera. Tuttavia una chiosa riguardo al finale necesse est.
Siamo nell’anno 1902 e la voce narrante della ormai non più bambina Marie ci racconta la sorte di tutti i personaggi rimasti. Veniamo così a sapere che fine hanno fatto Jean, Nadia, il trio Grandis/Sansone/Hanson, Elettra, Ayrton (l’inglese mitomane conosciuto come ospite a bordo del Nautilus) e la stessa Marie.
La fine è perfetta e commovente: cosa c’è di meglio nel sapere che cosa avverrà dopo, nella vita di personaggi a cui ci si è affezionati per mesi (non dimentichiamo che quando andò in onda la prima volta su Italia 1, gli ascolti furono così buoni che, per far durare di più la serie, gli episodi vennero divisi in due parti)?
Non pago di tanta creatività e speranzoso di conquistare nuovo pubblico, lo Studio Gainax pensa bene di dar vita a un film, una sorta di frammento che si ponesse cronologicamente tra la fine della serie e il 1902, anno in cui si colloca il vero finale della storia. Frammento, ci permettiamo di aggiungere, forse non così necessario.
In realtà, Anno avrebbe preferito che l’epilogo si svolgesse alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale dove uno Jean e una Nadia ormai adulti avrebbero ricordato con malinconia i tempi in cui erano stati felici e il mondo ancora ignaro della parola “guerra”. Nel film intitolato “The Secret of Fuzzy”non si rispetta più di tanto la storia dei personaggi che ci viene illustrata attraverso le parole di Marie. Jean vive con gli zii a Le Havre continuando la sua attività di inventore, mentre Nadia si trasferisce a Londra nella speranza di diventare giornalista. Per la precisione, il suo è un bisogno di emancipazione da Jean: pur amandolo vuole dimostrare a se stessa di poter cavarsela da sola. Naturalmente salta fuori un nuovo nemico che ha la conquista del mondo in cima alla lista dei suoi folli desideri: basterebbe sostituire i potenti della Terra con fantocci ai suoi ordini. L’innocente fanciulla in pericolo di turno è Fuzzy, la quale avrà ovviamente bisogno dell’intervento degli eroi della fu-serie televisiva per tirarsi fuori dai guai.
La qualità artistica e tecnica dell’OAV non è all’altezza degli standard qualitativi del passato e la maggior parte delle scene vengono riprese dalla serie, motivando la loro presenza sullo schermo né più né meno come banale esercizio di ricordi. Il film è anche andato in onda qualche anno fa su Italia 1, durante una maratona notturna dedicata all’animazione giapponese, ed è possibile reperire la videocassetta distribuita da Yamato Video nella collana Hobby&Work.
Da menzionare infine una piccola querelle imbastita dai fan della serie contro la Disney a causa del film “Atlantis”(2001). La storia è diversa, ma provate a guardare i personaggi dritto negli occhi e diteci se l’occhialuto protagonista e la ragazza dalla pelle scura non sono una replica perfetta dei personaggi di Jean e Nadia…
 
Dettagli tecnici
La serie “Il mistero della Pietra Azzurra”è distribuita da Yamato Video in una speciale collezione di 10 dvd che contengono tutti i 39 episodi. L’audio è disponibile in italiano (Dolby Digital 1.0) e giapponese (Dolby Digital 1.0) con l’opzione dei sottotitoli in italiano. Il doppiaggio è stato rimasterizzato e le voci di alcuni personaggi (ad esempio Nemo ed Elettra) sono state sostituite. Il formato è quello standard televisivo in 4/3.
È possibile trovare un discreto numero di extra tra cui il pilot del film risalente al 1988, uno spot tv giapponese, il prologo della versione tv messo in onda dalla rete NHK, le sigle di apertura e chiusura originali e quelle italiane. Inoltre sono presenti i trailer 0:1 e 0:2: il primo è servito per reclamizzare l’uscita italiana dei dvd, mentre il secondo è un omaggio dichiarato allo stile di montaggio dei film di “Evangelion”. Infine è possibile trovare una gustosa appendice sugli errori fatti dai doppiatori italiani durante il ri-doppiaggio delle puntate.
La qualità artistica non sempre mantiene fede ai livelli qualitativi dei primi episodi. La ragione? A circa 2/3 della produzione lo Studio Gainax ebbe problemi finanziari che lo costrinsero ad affidarsi a studi d’oltremare per risparmiare. Questo spiega la presenza di personaggi a volte stilizzati e di fondali riutilizzati più del dovuto (ad esempio nelle puntate ambientate in Africa). Tuttavia questo dura lo spazio di pochi episodi, e il finale si prende la rivincita su tutto esibendo un invidiabile splendore formale.
A Hideaki Anno è sempre piaciuto saccheggiare opere altrui, o provenienti dalla personale filmografia. Nelle sue primissime opere, quando lo studio si chiamava ancora Daicon Film (primi anni ‘80) non si contano i riferimenti a Darth Vader, all’Uomo Ragno, alle Valkyrie di “Macross”, ad Aslan, alle navi da battaglia Klingon (“Star Trek”)… e chi più ne ha più ne metta. Viceversa, in “Neon Genesis Evangelion” compare ad esempio una bambolina con le fattezze di Nadia. Lo spettatore più attento non faticherà inoltre a notare qualche somiglianza tra i personaggi di “Il mistero della Piera Azzurra” e quelli di “Evangelion”. Ma qui non ci sono misteri che tengano. Il character design è firmato da uno che diventerà un’autentica celebrità nell’industria animata: Yoshiyuki Sadamoto. Qualcosa di Nadia è anche suo.
 
di Chiara Bosio
 
© 1989 NHK/Gainax/TOHO
 

 
 
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