| Se capitavate – persino per puro caso – in un’edicola nel mese di agosto del 1997, è assai probabile che vi sareste imbattuti nel numero zero di una nuova rivista dedicata a manga e anime, cronologicamente sorella minore delle allora notissime “Mangazine” (edita da Granata Press) e “Kappa Magazine” (pubblicata da Star Comics). Il suo nome era MAN·GA!. A onor del vero nulla davvero di “nuovo”: dietro ci stava lo zampino della qui presente Yamato Video, che agli albori di tutto il grande fenomeno made in Japan già aveva contribuito con la prozine “Yamato”, una rivistina spillata che per prima aveva seminato il germe della curiosità e dell’approfondimento non banale nei riguardi di vecchi e nuovi miti dell’animazione giapponese (chi non ricorda il ben di Dio firmato da Francesco Prandoni su Lady Oscar? Chi osa dimenticare le strepitose analisi di Silvio Andrei nella rubrica “Scripta Manent”?). Insomma, lo avrete capito, si vede bene che abbiamo una gran voglia di immetterci lungo i binari della memoria e dei ricordi, anche perché MAN·GA! ha ceduto al fascino globale è s’è ricreata una faccia e una notorietà tutta virtuale, slegata dai (dis)piaceri della carta stampata. Dieci anni, più o meno vitali quanto a “battito cardiaco”, dietro cui questa casa editrice ha continuato a proporre, mettersi in gioco e darsi da fare per riproporre il nome di quella rivista. Come diceva l’editoriale di allora, del favoloso numero zero con Dragon Ball in copertina, la nostra MAN·GA! non era meglio o peggio di quanto già esisteva in edicola, era giusto qualcosa di diverso ma con un’anima antica fatta di firme importanti e appassionate che per diverso tempo hanno investito su quella passione andando a scavare e ricercare: Silvio Andrei, Arianna Mognato, Stefania Romagnolo, Saburo Murakami, Francesco Prandoni, Mario Rumor, Furio Azzolini, Silvia Rebez e molti altri, sono state le diverse facce di una stessa medaglia. Con presunzione diciamo che, probabilmente, grazie ai loro pensieri e alle loro parole gli anime e i manga non sono stati più gli stessi. Neanche il famigerato Paese del Sol Levante, patria di meraviglie e contraddizioni. E arriviamo a oggi. MAN·GA! è ancora qui, speriamo a lungo. La viscerale passione che consente ogni scambio cuore-mente è saldamente al suo posto: magari le apparenze indicano qualcosa di diverso, di più caotico e instabile: perfetto per l’agglomerato urbano della Rete. Proprio per tutte queste ragioni abbiamo voluto ristabilire la storica rubrica “Japan Eye” e voluto la compagnia e la bravura indiscussa di Stefania Da Pont, autrice di stefyinjapan.splinder.com, che è anche uno dei blog “a tema” più seguiti e apprezzati (nonché godibile a leggersi, dote assai rara oggidì). E poiché si festeggia una parte di vita di questa rivista, Silvio Andrei è tornato con un interessante pezzo sul costo dei manga, che giunge propizio su queste colonne e magari rimbalzerà su quelle del Forum, dove l’argomento ha suscitato importanti discussioni. Gran parte di questo numero di fine estate, ridotto e meno ricco del solito, è dedicato a Lupin. La ragione la conoscete: Lupin III è finito al cinema con al seguito il primo film da regista di Hayao Miyazaki, distribuito nelle sale grazie a Mikado in collaborazione con Yamato. È stato un momento storico, per gente come noi. Lupin è diventato il personaggio più discusso e amato dell’estate, pure ora che sono in uscita le due DVD collection proposte da Dolmen Home Video. Tra poco sarà tempo per altre celebrazioni e vecchi amici d’infanzia da ricompensare con le dovute attenzioni. Intanto buona lettura con questo numero 5 e grazie per il sostegno che continuate a manifestare. La redazione |