PIÙ AVANTI DI CHIUNQUE ALTRO, YOSHIAKI KAWAJIRI È L’ALTRO GRANDE ALLIEVO DI TEZUKA. UNO CHE NON SA DIRE DI NO A PRODUZIONI SFARZOSE MA ANCHE CORTI D’AUTORE, EROI SOLITARI E SPLENDIDE DONNE. RITRATTO DELL’UOMO CHE TRAGHETTERÀ “HIGHLANDER” NEL MONDO DEGLI ANIME. A MODO SUO.
Nel fertile serbatoio di storie alimentato dalla japanimation è sempre balenata l’idea di bazzicare luoghi del cinema adulto, senza mediazioni o intralci di qualche tipo. Già Osamu Tezuka era stato un pioniere nel campo, assieme all’amico Eiichi Yamamoto, con un poker d’assi invidiabile: “Le Mille e una notte” (1969), “Cleopatra” (1970) e l’affascinante “Kanashimi no Belladonna” (1972). Il Dio dei manga aveva osato stupire. E aveva perso una battaglia. L’immaturità dei tempi e la sfacciata belligeranza degli spettatori avevano contribuito alla caduta del suo impero cinematografico.
Ma proprio nello staff di animatori di “Cleopatra” c’è un promettente disegnatore venuto da Yokohama di nome Yoshiaki Kawajiri (classe 1950), affascinato dal disegno e dall’arte in genere, con ambizioni da disegnatore di fumetti presto rimesse in gioco altrove, che della sua carriera farà il punto d’onore di quella miscela adulta raccogliendo la provocazione del maestro (e non solo quella). Memore del clima iperattivo e professionalmente saturo di Mushi Productions, con la mai sopita passione per il filone chambara (i film di cappa e spada) nel cuore, Kawajiri lascia Tezuka e fonda lo studio Madhouse nel lontano 1972 assieme a Masao Maruyama e Osamu Dezaki, i due colleghi che aveva conosciuto alla Mushi. È un segno del destino. Al cinema però debutta in ritardo rispetto ai più quotati colleghi della sua generazione con il fantascientifico “SF – Lensman” (1984). Malgrado il lungo praticantato, le regole del genere non gli sono ancora familiari. Il debuttante regista soprattutto non conosce ancora molto bene le tecniche del linguaggio cinematografico, abituato com’è a trattare in termini di produzione televisiva in veste di animatore. Per salvare la riuscita del film compie una drammatica conversione di stile dilatando il personale background con una messa in scena inedita e funzionale alle sue “capacità”. Proprio “Lensman”, che non brilla nel firmamento mainstream della sci-fi, è la testimonianza che tutto ciò che verrà “osato” qualche tempo dopo non era poi così azzardato e disancorato dal suo imberbe modus operandi (“lavoro in profondità sull’immagine”, confesserà in un’intervista). Una volta stabilito quale pubblico acchiappare alla sua rete, qualunque film, Oav o serie tv diretta da questo autore sarà il contraltare perfetto dove giocare con l’animazione senza tradire temi, personaggi e ambientazioni ai limiti dello stereotipo che diventeranno in seguito la cifra stilistica del suo cinema ipervitaminico e senza freni. In “Lensman” il romanticismo old style di pellicole come “Corazzata Spaziale Yamato” viene subito messo al bando: il ritmo è più rude, l’eroismo costretto a riscrivere le leggi di sopravvivenza.
Roba da manuale di psicologia per personaggi animati: l’eroe è spesso afflitto da solitudine e dubbi, la protagonista femminile è provocatoriamente più sexy del normale ma quasi mai offensiva. E comunque Kawajiri le regala un’anima complessa. I cattivoni di turno abusano del lato oscuro della Forza, mentre gli outsider gigioneggiano: avete presenti i vecchietti dei suoi film? Baluardi di saggezza che non disdegnano depravazione e cinismo. La premura per l’immagine e le animazioni si compiacciono di tale spirito pionieristico: impossibile fermare la foga con cui i suoi primissimi piani stringono sugli occhi dei protagonisti. Difficile non affogare quello stesso sguardo in un marasma di colori aggressivi come il rosso e il nero. Solo per sfoggiare il suo dna d’artista. Tutto si istituzionalizza, chi lo nega?, e con poche varianti. Nel 1987 Kawajiri si cimenta con un romanzo di Hideyuki Kikuchi dal titolo “La città delle bestie” (Yojitoshi), sfruttando nel migliore dei modi un ricco budget di cento milioni di yen, che è quasi un’esagerazione per un Oav, lavorandoci un anno intero: che è appunto il doppio del tempo richiesto per portare a termine 40 minuti di animazioni. Nella storia dell’agente segreto Renzaburo Taki e della bella Maki in lotta contro le forze dell’oscurità, Kawajiri si presenta prima di tutto come anfitrione di una Tokyo by night umorale e perversa. Il celebre quartiere dei divertimenti Shinjuku diventa un elogio della Capitale al crepuscolo, aperto alle sinistre presenze del sottosuolo (da tempo Shinjuku è il luogo d’elezione della teodicea fantasticata da cinema e letteratura: “Genma Taisen” (1983) e “X” (1996) sono altri film animati in cui il simbolo della modernità cade sotto i colpi del maligno).
Per bissare il successo di vendite, egli accetta di realizzare “La città dei demoni” (1988), quasi un sequel con le stesse contrapposizioni di forze del film precedente. I due Oav “Goku Midnight Eye” del 1989 sono uno dei migliori omaggi a Buichi Terasawa, autore del fumetto originale. Per scongiurare il pericolo di restare imprigionato in un genere a senso unico, nel 1993 Yoshiaki Kawajiri torna alla regia cinematografica scegliendo di rigenerarsi attraverso la sua più grande passione, il chambara. Acciuffato uno sponsor abbastanza coraggioso, mette in cantiere il sogno di una vita: realizzare un film su ninja e samurai, con la mente che corre agli anni della giovinezza quando la lettura di classici del genere si mescolava a quella dei manga di Mitsuteru Yokoyama. Il Giappone di “Ninja Scroll” (Jubee Ninbucho) è infestato di demoni immortali e samurai senza meta ma racconta la storia dell’umanissimo vagabondo Jubee Kibagami, coinvolto in una missione per conto dell’imperatore. In realtà sarà un crudele gioco al massacro. L’incarico consiste nello sbaragliare la banda degli “Otto di Kamon” al servizio dell’indistruttibile Genma, vecchia conoscenza del protagonista. Lungo il tragitto che lo condurrà in una città fantasma, Jubee si scontrerà con la bella ninja Kagero, che serve i Tokugawa, e con lo spietato vecchiaccio Kuan, emissario del governo. Al centro dell’azione, più che il rovesciamento del potere imperiale, c’è un immenso carico d’oro che Genma sogna di usare per instaurare un eterno regno del terrore.
Tra i numerosi pregi del kolossal, come la fulgida bellezza e la pulizia delle immagini o il balletto coreografico di ogni scena d’azione resta una sola nota dolente: il colossale fiasco al botteghino. Tanto basta ad allontanare Kawajiri dagli schermi fino al 1998 quando è chiamato a lavorare al film Vampire Hunter D (2001), dove inizia ad apprezzare il lavoro di Yutaka Minowa, character designer che lo scorterà anche nei nuovi lavori. I fratelli Wachowski, innamorati dei suoi anime, ricambiano il favore di tanta passione affidandogli uno dei segmenti animati di “Animatrix” (anche se dietro c’è lo zampino di Michael Arias, il CGI man trapiantato a Tokyo): momento illuminante che lo riporta ai tempi dei corti d’autore (Manie Manie – I racconti del labirinto, Mori no Densetsu di Osamu Tezuka) e chiarisce al mondo degli animatori che Kawajiri è un regista non soltanto capace di sfornare prodotti commerciali. Ma parecchio di più. Il grande colpo potrebbe essere tutto di quest’anno con l’uscita del film “Highlander: Vengeance”, sequel a cartoni sulla saga dei MacLeod, questa volta ambientata in una New York del futuro. Dietro le quinte c’è David Abramowitz, autore di tutto l’apparato televisivo della serie, entusiasta all’idea di delegare al mondo dell’animazione il destino di questo personaggio di successo. Kawajiri si è portato dietro Minowa e lo studio Madhouse. Il primo trailer è stato uno dei più cliccati della rete. Che sia un nuovo input “inaugurale” per Yoshiaki Kawajiri e ottenere finalmente la considerazione che merita?
FILMOGRAFIA ESSENZIALE
1970 – Cleopatra (animatore) 1978 – Conan il ragazzo del futuro (animatore, DVD) 1981 – Unico (animatore) 1983 – GenmaTaisen (animatore) Hadashi no Gen (animatore) 1985 – La spada dei Kamui (animatore, DVD) 1986 – Toki no tabibito (animatore) 1987 – Mori no densetsu (animatore) La città delle bestie (regia/character design, DVD) Manie Manie – I racconti del labirinto (regia) 1988 – La città dei demoni (regia/character design) 1989 – Goku Midnight Eye (regia/character design) Shinsaku Jungle Taitei (character design) 1990 – Cyber City Oedo 808 (regia/character design) 1993 – Ninja Scroll (regia/character design, DVD) Il vento dell’Amnesia (sceneggiatura) | 1994 – Yugen Kaisha (animatore Opening) The Cockpit (regia episodio 1) 1995 – Anne no nikki (animatore) Biohunter (sceneggiatura) 1996 – X (animazioni, DVD) Tetsuwan Birdy (regia) 2000 – Vampire Hunter D (regia, DVD) 2001 – Metropolis (animatore, DVD) X (tv, regia, DVD) 2003 – Animatrix: Il Programma (regia, DVD) Ninja Scroll (tv, supervisione, DVD) 2005 – Azuma 2: Death or Love (sceneggiatura) 2006 – Highlander : Vengeance (regia) |
Ninja Scroll
© 1993 Yoshiaki Kawajiri/Madhouse/JVC/Toho/Movic
© 1994 Yamato Video per la versione italiana
La spada dei Kamui
© 1985 Kadokawa Haruki Jimusho
© 1997 Yamato Video per la versione italiana
X
© 1996 CLAMP/Kadokawa Shoten Publishing Co., Ltd./Bandai Visual Co., Ltd./Marubeni Corporation/Shelty Co., Ltd/Sega Enterprises, Ltd./Victor Entertainment, Inc./Animation Studio Madhouse Co., Ltd./Movic Co., Ltd.
© 1997 Yamato Video per la versione italiana