Yamato Video Artisti al lavoro 08.04.08Se di Satoshi Kon e del suo irresistibile nuovo progetto cinematografico (Yume miru kikai) qualcosa già sappiamo sia per l’annuncio svelato al “Tokyo International Anime Fair” che per la velocità con la quale la notizia è stata data in Rete, un altro gustoso appuntamento con il cinema di animazione giapponese è arrivato dall’annuncio del nuovo lavoro di Sunao Katabuchi (Princess Arete, Il fiuto di Sherlock Holmes). Terminato il suo ingaggio sulla serie Black Lagoon, il bravo regista ed ex collaboratore di Hayao Miyazaki realizzerà Mai Mai Atarashi to Sennen no Maho per lo studio Madhouse (che in quanto a progetti per questo 2008 è davvero ai vertici della popolarità: c’è anche il nuovo Kyashan nei loro programmi). La prima immagine del manifesto del film lascia spazio alla poesia e alla magia dei sentimenti, consegnando ai fortunati spettatori del Sol Levante di un’industria animata sempre più vivace. Altro artista al lavoro per Madhouse è invece Mamoru Hosoda (La ragazza che saltava nel tempo), anch’egli destinato a progetto top secret per il grande schermo nel 2009.
Un Doraemon tutto verde 08.04.08 Lo scorso 3 marzo Doraemon, il gatto spaziale più famoso del Giappone (nonché fortunatissima creatura a fumetti di Fujiko Fujio), ha nuovamente imposto la sua presenza nei cinema con il ventottesimo film della sua lunga e onorata carriera in animazione. Con il titolo Eiga Doraemon: Nobita to midori no kyojiden (Il film di Doraemon: Nobita e la Grande Leggenda Verde, 2008), non solo il pubblico ha conosciuto un’altra straordinaria avventura ma si è imbattuto in un Doraemon “tutto nuovo e verde”, vuoi per la trama della pellicola, vuoi anche per la veste ecologista che questa fatica cinematografica si porta dietro. Ma per i più affezionati cultori del personaggio, il 2008 segna soprattutto l’ingresso della serie in una nuova fase che tenterà di proporre storie e avventure originali, anziché remake di lavori precedenti o rifacimenti di poco conto (peraltro sempre salutati da ottimi incassi). Nella nuova avventura, Nobita scopre sulla collina dietro casa un alberello che introduce in casa accudendolo neanche fosse una persona e chiamandolo Kibo. Un giorno, mentre sono impegnati in una escursione all’aperto, Nobita e i suoi amici vengono sorpresi da misteriosi fenomeni atmosferici. All’improvviso un vortice d’aria li avvolge catapultandoli in un altro mondo, dominato dalle piante e qui Kibo rivelerà di sapersi muovere e parlare.La trama del film si ispira a quella già presentata in due episodi del manga originale (nei volumetti 26 e 33) e secondo consolidata abitudine di Fujiko Fujio Production verrà riadattata a fumetti sulla rivista CoroCoro Comic. Per i superappassionati è già disponibile il videogioco per SEGA e il film, dopo aver goduto di una distribuzione in tutta l’Asia, partirà per la prima volta alla conquista degli Stati Uniti, dove lo attende probabilmente il mercato dell’home video. Altro sostanziale cambiamento rispetto alle pellicole precedenti, la presenza del regista Ayamu Watanabe che è andato a sostituire il veterano della serie Tsutomu Tsubayama, colui che si è occupato di quasi tutte le avventure animate in televisione e al cinema, nonché autentico esperto del gatto spaziale al quale ha pure dedicato parte del bel volume pubblicato qualche anno fa. © 2008 Fujiko Pro./Shin Ei/ADK
Chi non muore si rivede 08.04.08 Non di personaggio parliamo, ma di un genere storico dell’animazione giapponese. Ovverosia: il beneamato sekai meisaku gekijou (i capolavori della letteratura mondiale) che ha esordito in casa Nippon Animation nel lontano 1974 con Heidi e proseguito con altalenante successo fino al 1997. Va detto che anche altri importanti studi di animazione si sono confrontati con questo genere (per esempio Tokyo Movie Shinsha con Remì nel 1977, L’Isola del tesoro nel 1978 e Il fedele Patrash nel 1993; oppure ancora la rete NHK che nel 2005 ha lanciato un avvincente The Snow Queen con la regia di Osamu Dezaki). Ebbene, memore dei successi di un tempo Nippon Animation è tornata a scommettere sul genere producendo la serie Porphy no nagai tabi (Il lungo viaggio di Porfiria), anime televisivo trasmesso a partire dallo scorso gennaio. Il soggetto questa volta arriva dal romanzo Les Orphelins de Simitra pubblicato nel 1955 dal francese Paul-Jacques Bonzon (1908 – 1978) e ambientato in Grecia: racconta la storia di due orfanelli, Porfiria e Ami, rimasti orfani in seguito a un terremoto e anziché restare nel loro Paese, fra la miseria e gli stenti, i due decidono di partire per un viaggio in Europa. Porphy no nagai tabi è trasmesso sul canale satellitare BS Fuji nella fascia oraria pre-serale (le 19.30) come da tradizione del meisaku per avvicinare genitori e figli e arriva dopo l’altro titolo che Nippon Animation aveva lanciato lo scorso autunno, Shojo Cosette (La piccola Cosette) tratto nientemeno che da I Miserabili di Victor Hugo e realizzato addirittura in 52 puntate esattamente come ai vecchi tempi. La serie di Porphy no nagai tabi è stata affidata nelle capaci mani del regista Tomomitsu Mochizuki (Maison Ikkoku), affiancato dallo sceneggiatore Kei Kunii e dal character designer Shigeo Akahori (Texhnolyze), il quale in risposta allo stile di disegno classico del sekai meisaku gekijou ha optato per un disegno molto realista, perfetto per gli splendidi fondali riprodotti in seguito a reportage fotografico dell’art director in Grecia (alcune di queste istantanee sono state usate per la sigla di chiusura dell’anime, una vera novità). Peccato solo per la colorazione digitale dei personaggi che sembra tragicamente stonata rispetto ai colori tenui dei fondali. Nel suo piccolo frattanto Porphy no nagai tabi è il venticinquesimo anime della serie e potrebbe non essere l’ultimo. © Nippon Animation Co., Ltd.
Che sorpresa torna Osamu Dezaki 08.04.08
© Madhouse/Sony Pictures Entertainment
Alter ego infiammato 08.04.08Da un manga di Kiminori Wagasugi del 2006, pubblicato sulle pagine di “Young Animal”, ecco la storia del giovane Negishi costretto a barcamenarsi tra una vita ordinaria e quella altamente infiammabile (nel vero senso della parola) dovute alle apparizioni di un suo alter ego di nome John Krauser II. Ebbene, novità di questi giorni, Studio 4°C si è incaricato di trasformare l’opera a fumetti di Wagasugi, Detroit Metal City, in doppio OAV in uscita la prossima estate (c’è anche un film dal vivo in uscita nelle sale giapponesi). Il trailer è già disponibile su Youtube e la miniserie è stata ovviamente presentata al “Tokyo International Anime Fair” dello scorso marzo. Lo staff è composto dal regista Hiroshi Nagahama (Mushishi), dal character designer Hidekazu Shimamura (Honey & Clover) e da Shichiro Kobayashi, l’art director che tutti abbiamo imparato ad amare per i suoi pregevoli lavori in Berserk, Utena e Tokyo Marble Chocolate.
Gisaburo Sugii torna alla regia 08.04.08Reduce dall’ottimo successo di critica e pubblico del film Amicinemici – Le avventure di Gav e Mei (2005), Gisaburo Sugii ha deciso il nuovo progetto cinematografico a cui dedicarsi, scegliendo la via del grande schermo come gran parte dei colleghi della sua generazione. Per l’occasione è tornato nello studio Group Tac, con il quale lavora da oltre venti anni, e ha avviato la produzione del film Guskoubudori no denki. Il soggetto arriva da un racconto di Kenji Miyazawa (Goshu il violoncellista) e per Sugii rappresenta il secondo incontro con il celebre scrittore, avendo egli nel 1985 già portato sullo schermo Ginga Tetsudo no yori (Una notte sulla ferrovia della galassia). Le premesse offerte ai curiosi visitatori del “Tokyo International Anime Fair 2008” lo scorso marzo sono state piuttosto succulente con bozzetti dei personaggi, primi fondali, image board di pregevole qualità. La storia racconta di un ragazzino di dieci anni che si appassiona allo studio della terra e dei fenomeni geologici per salvaguardare il pianeta. A essere scrupolosi il film di Gisaburo Sugii è in qualche misura una sorta di remake, dal momento che nel 1994 Ryutaro Nakamura (Ghost Hound) aveva già diretto un adattamento dal racconto di Miyazawa. Nella nuova versione, attesa per il 2009, e di cui non si esclude una anteprima proprio al “Tokyo International Anime Fair 2009”, la sceneggiatura è stata scritta da Sadayuki Murai (Millennium Actress), la regia e la supervisione dei personaggi firmata da Sugii in collaborazione con l’inseparabile assistente Marisuke Educhi.
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Lo scorso 3 marzo Doraemon, il gatto spaziale più famoso del Giappone (nonché fortunatissima creatura a fumetti di Fujiko Fujio), ha nuovamente imposto la sua presenza nei cinema con il ventottesimo film della sua lunga e onorata carriera in animazione. Con il titolo Eiga Doraemon: Nobita to midori no kyojiden (Il film di Doraemon: Nobita e la Grande Leggenda Verde, 2008), non solo il pubblico ha conosciuto un’altra straordinaria avventura ma si è imbattuto in un Doraemon “tutto nuovo e verde”, vuoi per la trama della pellicola, vuoi anche per la veste ecologista che questa fatica cinematografica si porta dietro. Ma per i più affezionati cultori del personaggio, il 2008 segna soprattutto l’ingresso della serie in una nuova fase che tenterà di proporre storie e avventure originali, anziché remake di lavori precedenti o rifacimenti di poco conto (peraltro sempre salutati da ottimi incassi). Nella nuova avventura, Nobita scopre sulla collina dietro casa un alberello che introduce in casa accudendolo neanche fosse una persona e chiamandolo Kibo. Un giorno, mentre sono impegnati in una escursione all’aperto, Nobita e i suoi amici vengono sorpresi da misteriosi fenomeni atmosferici. All’improvviso un vortice d’aria li avvolge catapultandoli in un altro mondo, dominato dalle piante e qui Kibo rivelerà di sapersi muovere e parlare.
Non di personaggio parliamo, ma di un genere storico dell’animazione giapponese. Ovverosia: il beneamato sekai meisaku gekijou (i capolavori della letteratura mondiale) che ha esordito in casa Nippon Animation nel lontano 1974 con Heidi e proseguito con altalenante successo fino al 1997. Va detto che anche altri importanti studi di animazione si sono confrontati con questo genere (per esempio Tokyo Movie Shinsha con Remì nel 1977, L’Isola del tesoro nel 1978 e Il fedele Patrash nel 1993; oppure ancora la rete NHK che nel 2005 ha lanciato un avvincente The Snow Queen con la regia di Osamu Dezaki). Ebbene, memore dei successi di un tempo Nippon Animation è tornata a scommettere sul genere producendo la serie Porphy no nagai tabi (Il lungo viaggio di Porfiria), anime televisivo trasmesso a partire dallo scorso gennaio. Il soggetto questa volta arriva dal romanzo Les Orphelins de Simitra pubblicato nel 1955 dal francese Paul-Jacques Bonzon (1908 – 1978) e ambientato in Grecia: racconta la storia di due orfanelli, Porfiria e Ami, rimasti orfani in seguito a un terremoto e anziché restare nel loro Paese, fra la miseria e gli stenti, i due decidono di partire per un viaggio in Europa. Porphy no nagai tabi è trasmesso sul canale satellitare BS Fuji nella fascia oraria pre-serale (le 19.30) come da tradizione del meisaku per avvicinare genitori e figli e arriva dopo l’altro titolo che Nippon Animation aveva lanciato lo scorso autunno, Shojo Cosette (La piccola Cosette) tratto nientemeno che da I Miserabili di Victor Hugo e realizzato addirittura in 52 puntate esattamente come ai vecchi tempi. La serie di Porphy no nagai tabi è stata affidata nelle capaci mani del regista Tomomitsu Mochizuki (Maison Ikkoku), affiancato dallo sceneggiatore Kei Kunii e dal character designer Shigeo Akahori (Texhnolyze), il quale in risposta allo stile di disegno classico del sekai meisaku gekijou ha optato per un disegno molto realista, perfetto per gli splendidi fondali riprodotti in seguito a reportage fotografico dell’art director in Grecia (alcune di queste istantanee sono state usate per la sigla di chiusura dell’anime, una vera novità). Peccato solo per la colorazione digitale dei personaggi che sembra tragicamente stonata rispetto ai colori tenui dei fondali. Nel suo piccolo frattanto Porphy no nagai tabi è il venticinquesimo anime della serie e potrebbe non essere l’ultimo.
Doppio rientro di Osamu Dezaki che non potrà che far gioire i suoi fan. Torna infatti alla regia di una serie (dopo le prove non proprio esaltanti di Air e gli annunci di diversi altri progetti in cantiere) e lo fa lavorando presso lo studio Madhouse che egli stesso nel 1978 contribuì a fondare assieme a Masao Maruyama. Torna alla regia su un progetto che ha fatto discutere i forum “a tema” di mezzo mondo, ovvero l’adattamento animato del film Ultraviolet con Milla Jovovich. Di quel film avremo stessa trama (una cacciatrice di vampiri geneticamente modificata per meglio affrontare i nemici) ma ampiezza da serie televisiva di dodici puntate trasmesse il prossimo primo luglio sul canale Animax con il titolo Ultraviolet: Code 044. Anche in questo caso un trailer è già visibile su Youtube. Come sempre in ogni suo lavoro Dezaki sarà accompagnato dal fedele Akio Sugino al chara design, mentre a sostenere Madhouse nella produzione dell’anime è corsa in aiuto Tezuka Productions (la seconda casa di Dezaki).