
La notizia è di qualche giorno fa. Lo scorso 13 febbraio è morto in un ospedale di Tokyo il maestro del cinema giapponese Kon Ichikawa. Aveva 92 anni ed era stato ricoverato nei primi giorni di gennaio.
Con lui se ne va un altro pezzo di cinema nipponico, Ichikawa era infatti un artista del grande schermo capace di cimentarsi con melodrammi, film del brivido, documentari. In Occidente era diventato famoso grazie al film L’arpa birmana (1956), candidato al premio Oscar come miglior film straniero. Al centro dei suoi lavori c’era sempre spazio per l’uomo e i suoi sentimenti. Spesso conditi da struggente poesia e grande maestria nel comporre le immagini: come riuscì a fare nel documentario Tokyo Olympiad realizzato nel 1964 in occasione delle olimpiadi che quell’anno venivano ospitate dal suo Paese. Ichikawa era uno dei maggiori registi giapponesi, ha scritto il critico cinematografico Tadao Sato, assieme ad Akira Kurosawa e Keisuke Miyashita. L’ultimo suo lavoro per il cinema risale al 2001 con Kah-chan.